Nel pubblico dibattito sulla campagna vaccinale, sui social come nel mondo reale, un argomento che comunemente ricorre, esplicitamente o implicitamente, è: “ho fatto il vaccino, è andato tutto bene, dunque non esiste problema per nessuno”. L’argomento è intuitivamente accattivante, ma al tempo stesso sottilmente ingannevole. Prendiamo l’esempio di un farmaco ben conosciuto, largamente utilizzato e indubbiamente utile come è l’aspirina. Le basi razionali per impiegarla nel postinfarto sono che una solida evidenza indica come l’aspirina presa per cinque anni risparmia da 6 a 20 morti cardiache ogni 1000 persone, a prezzo di 2-4 morti per aspirina (emorragie gravi) sempre ogni 1000 persone. Questa è la lettura tecnica della frase standard “l’aspirina fa bene”. E su questa base medico e paziente decidono insieme se valga la pena iniziare un trattamento del genere. Una lettura tecnica simile oggi purtroppo non è ancora possibile per le campagne vaccinali in corso. Dei prodotti attuali dalle sperimentazioni cliniche che sono durate pochi mesi sappiamo solo che sul breve termine si riduce il rischio di covid di qualsiasi gravità, negli studi quasi sempre lieve. Su questa base possiamo stimare che i vaccini prevengano da 0,5 a 5 decessi covid ogni 100.000 vaccinati (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/4126185920762143). Su scala italiana e considerando i soli maggiorenni fa a spanne 1000-2000 decessi su un arco di alcuni mesi. Bene, molto bene, Ma non benissimo in una situazione in cui si stimano 128.000 decessi in un anno e mezzo, oltre 7.000 al mese in media (“per” covid o “con” covid non rileva ai fini del discorso). Se quindi abbiamo un numeratore almeno presunto sui benefici attesi, non abbiamo però un denominatore per i rischi. C’è tuttavia qualche punto di riferimento: ad esempio, la Norvegia ha affermato ufficialmente che la sua campagna di vaccinazione a tappeto degli anziani in RSA ha provocato 1 decesso legato al vaccino ogni 900 persone, e ha di conseguenza controindicato la vaccinazione negli anziani fragili. Per dire che nella popolazione generale ovviamente è meglio di così, ma per raccomandare anche di non basarsi sulla propria esperienza individuale. Se siamo qui a discutere è ovvio che noi facciamo parte di quegli 899 (o di quei 99.999) che non hanno avuto problemi. Ma quando si ragiona su vasta scala, come con l’aspirina, non si può procedere a tappeto solo perchè la nostra personale esperienza ci dice che una compressa ogni tanto ci fa solo bene. Insomma, d’accordo l’esperienza personale, ma – come diceva quello – “uno vale uno”. E almeno in questo caso è indubbiamente vero.

Autore dell’articolo: Dr. Marco Cosentino

Fonte articolo: gruppo Telegram Dr. Marco Cosentino – @MarCosent

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